Nell'interesse del paesello. Che fare per il 2013? / 7
Censurare, emigrare, fare dispensa
La vera urgenza è la censura. Non nel senso di toglierla. Di metterla piuttosto. Ci vuole la censura su certe notizie, quelle sui suicidi. Inutile, infatti, farla lunga e buttarla in sociologia. La gente si ammazza anche per emulazione. Così come c’è il caldo percepito, c’è l’oblio più che percepito, quella voglia di tirarsi fuori e lasciare tutti in mutande. Leggi Tenersi Monti, fortissimamente Monti di Sdm - Leggi Più lavoro e meno timidezza sui Marò di Toni Capuozzo - Leggi Direttorio tecno-politico, poi la Costituente di Alessandro Giuli - Leggi Votare prima possibile, e con fantasia di Ritanna Armeni - Leggi Rivalutare pane, burro e mogli di Umberto Silva - Leggi Il voto non garantisce crescita e occupazione di Stefano Menichini
23 AGO 20

La vera urgenza è la censura. Non nel senso di toglierla. Di metterla piuttosto. Ci vuole la censura su certe notizie, quelle sui suicidi. Inutile, infatti, farla lunga e buttarla in sociologia. La gente si ammazza anche per emulazione. Così come c’è il caldo percepito, c’è l’oblio più che percepito, quella voglia di tirarsi fuori e lasciare tutti in mutande. La cosa più urgente da fare, dunque, è togliere i morti dalle prime pagine, dai titoli d’apertura dei Tg e da ogni tam tam. Se c’è strage nessuno ne deve sapere. In tempi di crisi è urgente aggiungere vita invece che sottrarne. Se c’è da aggiungere un posto a tavola si riesce. Di ogni tozzo se ne può ricavare un banchetto. Più difficile è far mangiare nel frattempo che viene meno la forza lavoro. Solo le nazioni sovraffollate traboccano di felicità e la depressione è propria dei popoli dai cinque pasti. E quando la fame punge lo stomaco, poi, la soluzione è sempre e solo una: prendersi da mangiare dove il pane sa di sale. Col sale altrui.
La seconda cosa più importante da fare, appunto, è sempre la stessa: emigrare. I veri tecnici da formare per il progetto salva Italia sono gli scafisti. E non c’è business più lucroso del radunare gente da destinare nei luoghi del lavoro. Da dove poi ci manderanno i soldi. E nessuno pensi che sia disdicevole il lavoro manuale. Tutti questi figli di mamma laureati in Scienza della comunicazione possono essere buoni per fare la raccolta delle patate (sempre che ne sia rimasto di spirito sufficiente per non sbagliare nello stoccaggio dei sacchi retati). E tutti noi, residui sociali – noi che siamo di mezz’età, vecchi e privilegiati – non avremo che un’oasi da ritagliare nel paesaggio futuro: l’agricoltura. Il vero e necessario problema – il problema dei problemi – sarà quello di recuperare cibo e acqua. E fare per come si sarebbe dovuto imparare dall’apologo della cicala e della formica. Fare dispensa per poi fare, come dice Giuseppina Torregrossa, “Panza e prisenza”. Che è la terza cosa importante da fare.
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